Leadership strategica e Leadership operativa
Submitted by admin on Wed, 06/16/2010 - 12:41
Se sono cambiati i tempi, come devono cambiare i leader?
In tranquillo esse quisque gubernator potest.
Chiunque può tenere il timone quando il mare e' calmo.
(Publio Siro - 1 sec AC)
Chiunque può tenere il timone quando il mare e' calmo.
(Publio Siro - 1 sec AC)
Un giorno arrivò la crisi e i periodi turbolenti e tutti i leader dovettero pensare ad un modo differente di esprimere la loro capacità di guidare. Questo è ciò che si può leggere in moltissime riviste specializzate in management ed economia.
Possiamo davvero dire che la leadership si plasmi e si esprima differentemente a secondo del periodo storico? Per quanto possa sembrare forzato, la nostra risposta è: sì, è così.
Vorremmo dare il nostro parere su cosa sia la leadership.
Per cominciare, cerchiamo di fare chiarezza: spesso in letteratura quando si utilizza questo termine non è chiaro se si parli di una leadership strategica o di una leadership operativa, quest'ultima spesso tradotta indiscriminatamente con “management”.
In sostanza la leadership strategica è quella che fornisce visione a medio-lungo termine, pone prospettive ed obiettivi, crea motivazione sulla base di una “missione”, quasi un “sogno”. Si capisce subito come la leadership strategica sia infarcita di tratti e doti individuali, sovrapponibili in alcuni casi al “carisma”. A volte è difficile coglierne la concretezza e quindi è più difficilmente insegnabile e replicabile.
La leadership operativa si dipana attraverso la capacità di declinare gli obiettivi, di verificare gli stadi di evoluzione di un progetto o di un compito, di fornire dei feedback tempestivi, di generare impegno. Questo tipo di leadership sembra essere più pragmatica:
- i suoi risultati sono misurabili ,
- si può insegnare come fare un piano o un progetto
- si può insegnare come comunicare efficacemente con gli altri per contribuire a raggiungerlo.
A nostro avviso le due facce della leadership non si escludono tra loro ma anzi si rinforzano reciprocamente. Il manager o chiunque altro nell'organizzazione, a qualunque livello, che voglia essere leader ha bisogno di sviluppare sia le sue capacità operative che quelle strategiche.
La leadership quindi può essere considerata una dote emergente, ossia qualcosa che letteralmente "emerge" dall'armonizzazione di tutte le capacità prima esplicitate.
Inoltre possiamo dire che non esiste una leadership valida per tutte le stagioni: la “buona” leadership è tale in relazione al contesto in cui si esprime, non è immanente nè immutabile. Ad esempio, un leader partecipativo, cioè che mira a creare consensi nel suo gruppo prima di far partire i progetti, rischia di essere inefficace in situazioni in cui siano richieste la rapidità di esecuzione e la tempestività delle azioni.
Inoltre il leader è inserito in un sistema di relazioni con i suoi collaboratori e colleghi. Per essere tale, il leader (colui che guida) deve essere riconosciuto dai follower (chi segue ed esegue).
Ecco il motivo per cui tanti fondi spesi dalle organizzazioni per creare dei buoni leader, hanno risultati a volte piuttosto discutibili: forse si è messo l'accento solo su una delle componenti della "buona leadership", senza considerare tutte le variabili che intervengono su di essa e la modulano.
Concludiamo l’articolo con una provocazione che possa essere d’aiuto a tutti, per ragionare su quanto fatto in passato e soprattutto sui risultati ottenuti:
-
A quanti programmi di sviluppo della leadership avete assistito o partecipato?
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Che risultati avete ottenuti sia personalmente come fruitori diretti, sia indirettamente perché qualche vostro “capo” ha partecipato?
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Quanto vi sentite leader strategici?
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Quanto vi sentite leader operativi?
Leggete anche l'articolo: "Verso un leadership strategica - molecole di comportamento organizzativo".
Mario Maresca
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