Come creare sinergie virtuose tra società di consulenza, committenti e fruitori dei percorsi di formazione e sviluppo
Le frasi famose che mi sono sentito ripetere da almeno 10 anni:
“Eh Mario, tutto vero…ma qui in questa azienda è diverso…”
“Ah, sì, bene…la mia risorsa Xyz viene al training, così la motiviamo un po’ con un giorno fuori dall’ufficio…”
“…interessante questo training, tutto giusto…ma il mio capo? Perché non è venuto anche lui a farlo?
In alternativa: “…ma il mio capo le sa queste cose?”
Abbastanza imbarazzante per chi crede nello sviluppo personale e ne ha fatto una ragione di vita, ancor prima che una professione. Ma cosa porta avveduti manager e personale d’azienda a parlare così? C’è qualcuno che ha qualche responsabilità in questo? Forse sì e ora ne parliamo.
Le società di Formazione e Consulenza
Tolte alcune, pochissime, eccezioni, il training fino a non tantissimi anni fa, era un’attività molto “mordi e fuggi”. Formatori, anche di grande capacità, che calcavano le scene nelle organizzazioni, divulgavano buone pratiche e condividevano saggezze per lo più provenienti dal mondo anglosassone e che, dopo la loro prestazione, lasciavano le organizzazioni in balìa di se stesse, senza nessuna attività di sostegno post-training. Il risultato era che una percentuale inferiore al 20% dei partecipanti applicava entro la prima settimana quanto appreso nella formazione. Inoltre è dimostrato che più il tempo passa e meno si tende ad applicare quello che si è appena conosciuto, a meno che non esista un’attività di sostegno e di consolidamento dell’apprendimento. Quante volte si è fatto questo? E in tempi più recenti abbiamo imparato qualcosa o facciamo ancora lo stesso errore?
Le organizzazioni clienti: il committente
Ma, ahimè, va detto che la responsabilità delle frasi famose riportate all’inizio dell’articolo è a carico anche delle organizzazioni committenti. Quante di queste, ancora oggi, pensano che mandare le proprie risorse ad un training sia solo una perdita di giornate di lavoro, anziché un reale investimento sulle Risorse Umane? Quante delle organizzazioni sponsorizzano realmente lo sviluppo in tutte le sue sfaccettature? E ancora, quante organizzazioni interpretano male il concetto di sviluppo e ne fanno uso solo perché erroneamente ritengono che mandando i loro dipendenti ad un corso fanno loro un favore? Mettiamoci in testa una cosa, chiaro e tondo: il training non serve a motivare i dipendenti! Anzi è un terribile demotivatore se, al loro rientro sul posto di lavoro, i dipendenti si trovano un ambiente che non favorisce l’applicazione di quanto appreso. Le vedo le facce dei miei partecipanti che stanno in ansia perché, quando la formazione sarà finita, dovranno ritornare davanti ai loro computer ed evadere le centinaia di mail che ne frattempo, in loro assenza si saranno accumulate… O i venditori e i manager delle reti di vendita che al loro rientro sulle loro zone si troveranno con la difficoltà di realizzare quanto appreso durante il training. E nessuno che li sostenga per rendere vivo l’apprendimento! In questo modo riusciranno difficilmente a passare dal “sapere” al “saper fare”.
I partecipanti alla Formazione: i fruitori
In questo panorama esiste un terzo attore, anche lui fondamentale: il partecipante alla formazione. Le statistiche ci dicono che poco più di 3 partecipanti su 10 vanno veramente volentieri alla formazione. Per lo più fortemente “invitato” dal suo capo a partecipare alla formazione, il dipendente è, per questo, poco motivato e volenteroso, almeno sulle prime. Purtroppo raramente viene coinvolto nella fase di analisi dei bisogni e nel disegno dell’attività di sviluppo. In genere ci si basa solo su quanto il manager della Risorsa presume, racconta e decide. Al partecipante interesserebbe che l’attività di sviluppo che viene chiamato a svolgere abbia una rilevanza sia per le sue attuali mansioni, sia per prospettive future di carriera. Ma quanto spesso accade tutto questo?
...e quindi??
Questo articolo vuole creare un effetto positivo e generativo tale che possano accadere le seguenti cose:
- che le Società di Formazione, le Organizzazioni Committenti ed i Partecipanti-Fruitori inizino un percorso di reciproca maggiore condivisione e comprensione, per arrivare ad un risultato ottimale per tutti
- che ciascuna delle tre entità sappia quali sono le sue responsabilità, cosa le altre si aspettano da essa, cosa favorirà e cosa ostacolerà lo sviluppo
- che tutte e tre partecipino costantemente alle attività e che ci siano momenti di verifica durante e a seguito dell’attività stessa
Alle organizzazioni clienti dico: per il vostro stesso bene e per gli investimenti che fate, smettete di boicottare i lavori sullo sviluppo che richiedete a chi, come noi, fa’ il lavoro con passione e coscienza
Ai fruitori delle attività di sviluppo chiedo: se partecipate, trovate tutti i modi possibili per essere protagonisti, sia durante l’attività sia dopo sul posto di lavoro
Ai miei colleghi e a noi dico: dobbiamo essere forti e sempre più capaci, essere preparati e “dentro” gli argomenti di cui parliamo, altrimenti non siamo credibili.
Se tutto questo accadrà…e lo Sviluppo delle Risorse Umane risusciterà!
Mario Maresca